La villa imperiale di Pesaro. Una rilettura attraverso due fonti settecentesche

di Sofia Ciaroni

 

“Tra queste mura accade
che l’Amore possa vincere la Guerra,
così come si realizza il sogno
che la cultura e l’arte possono
esorcizzare la fragilità politica
ed economica del Ducato.”

(B. Castiglione, Il Cortegiano)

Sofia Ciaroni

AUTRICE DEL VOLUME “LA VILLA IMPERIALE DI PESARO”, SI RACCONTA…

Chi è Sofia? Parla un po’ di te e di cosa ti occupi

Sono una ragazza di 24 anni,  molto determinata, piena di aspirazioni e curiosità. Fin da bambina, grazie ai miei genitori, ho sempre avuto modo di conoscere e apprezzare sia l’arte che l’architettura. La passione che da sempre ho coltivato, mi ha portato a scegliere la facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano, in cui mi sono da poco laureata con lode nel corso di laurea magistrale di Architettura e Disegno Urbano.
L’anno scorso ho raggiunto il mio sogno di pubblicare, con la casa editrice Metauro Edizioni, il lavoro effettuato durante la mia tesi triennale sulla Villa Imperiale di Pesaro. Questo importante traguardo è stata una grandissima soddisfazione e riguardo l’argomento ho tenuto numerose conferenze e incontri. Spero presto che le nuove scoperte effettuate sulla villa nella mia tesi magistrale, possano far parte di un nuovo secondo volume. Attualmente, oltre a proseguire l’attività accademica come assistente in un laboratorio di progettazione al Politecnico, seguo la stesura di un’altra pubblicazione, che avverrà tra qualche mese, e lavoro in uno studio di architettura a Milano.

Cosa ti ha colpito di Villa Imperiale per convincerti ad impegnarti in una ricerca così ampia e minuziosa?  

Quando, ormai 8 anni fa, visitai Villa Imperiale insieme a mia madre, rimasi subito immediatamente colpita dalla bellezza di questo luogo.
Affreschi, cortili, logge, grotte, giardini all’italiana, percorsi nascosti e scale segrete, terrazze dove lo sguardo può abbracciare tutta Pesaro e oltre. La bellezza e l’unione indissolubile tra arte, architettura e natura all’interno della villa mi hanno stimolato a scoprire e indagare quanto più possibile per poter conoscere l’Imperiale in ogni sua sfumatura.
Una volta iniziata la facoltà di Architettura, non ho avuto alcun dubbio sul fatto che proprio l’Imperiale dovesse essere il tema della mia tesi di laurea triennale, in cui ho approfondito la storia della villa, e anche della mia tesi magistrale, in cui dopo una fase di ridisegno, ho proposto un progetto di conservazione e restauro della porzione quattrocentesca costruita per volere di Alessandro Sforza. 

Oltre agli aspetti storico-artistici più importanti, durante i tuoi studi sulla Villa ti sei imbattuta anche in qualche dettaglio “celato” che ti ha particolarmente incuriosita?

Questa è una domanda difficile perché durante i miei studi e le mie ricerche sull’Imperiale devo ammettere che ogni volta che approfondivo qualche argomento rimanevo sempre più colpita e affascinata ed ero sempre più curiosa di approfondire.
Una delle letture più interessanti e curiose è stata senza dubbio la “Descrizione minuta delle fabbriche di Pesaro“, un documento datato 1758, che descrive in modo minuzioso l’intera villa nel Settecento. Nel libro ne ho voluto riportare qualche pagina in modo di dare a tutti la possibilità di potersi confrontare con questo documento, così come ho fatto io, e la sua particolare scrittura e soprattutto la sua “divertente” meticolosità nel descrivere accuratamente ogni dettaglio. 
A tal proposito un particolare curioso è che, a differenza di quanto si pensava fino ad ora, la villa non era disabitata in quel periodo ma vi risiedevano due persone di cui l’anonimo relatore riporta nome e cognome e anche la loro occupazione: un lavoratore Girolamo Gorini e un giardiniere Terenzio Giauli. È proprio grazie a questi due personaggi, che durante il lungo periodo di abbandono della residenza da parte della famiglia degli Asburgo Lorena, la villa è stata preservata. Altrettanto interessante è stato confrontare questa descrizione con i Rilievi dell’Imperiale dell’architetto papale Buonamici, un documento fondamentale per la villa redatto nel 1756.
È proprio dal confronto diretto tra le due fonti che ho potuto apprendere novità e effettuare nuove considerazioni relative ai rilievi e allo stato effettivo della villa in quel periodo. Quando si parla di fonti storiche è di fondamentale importanza effettuare un’analisi comparata, questo mi ha permesso di scoprire tanti curiosi dettagli che dall’analisi puntale di una sola fonte non avrei mai scoperto. Ma non faccio altri “spoiler” e riguardo a questo argomento vi lascio alla lettura del mio libro, che non ha caso ha il sottotitolo “Una rilettura attraverso due fonti settecentesche”.

Un messaggio per i lettori di Metauro Edizioni

In occasione di questa bellissima nomina di Pesaro Capitale della Cultura, ho immenso piacere di poter far conoscere attraverso il mio libro, uno tra i più bei gioielli architettonici del territorio pesarese, purtroppo poco conosciuto.
Il mio obbiettivo, attraverso le pagine di questo libro è quello di trasmettere e far conoscere, a quante più persone possibili, la meraviglia di questa villa. La conoscenza è lo strumento più importante per poter preservare, conservare e tramandare alle generazioni future la storia, i segreti e soprattutto l’immensa bellezza di un luogo così speciale, stratificato, immensamente meraviglioso ma allo stesso tempo fragile, che ha attraversato quasi settecento anni di storia.
Buona lettura a tutti.