La villa imperiale di Pesaro. Una rilettura attraverso due fonti settecentesche

di Sofia Ciaroni

 

“Tra queste mura accade
che l’Amore possa vincere la Guerra,
così come si realizza il sogno
che la cultura e l’arte possono
esorcizzare la fragilità politica
ed economica del Ducato.”

(B. Castiglione, Il Cortegiano)

Marco Magi

CLARINETTISTA E INSEGNANTE DI MUSICA A SASSOCORVARO, RACCONTA IL SUO ROMANZO UN CUCCHIAIO D’ARGENTO.

 Chi è Marco Magi? Parli un po’ di lei e di cosa si occupa

Mi chiamo Marco Magi e sono nato a Sassocorvaro, un piccolo paese del Montefeltro in provincia di Pesaro e Urbino, ho conseguito il Diploma di maturità scientifica e il Diploma di laurea in Clarinetto, presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro.  Amo da sempre la Musica e ho avuto la fortuna di poterne fare la mia professione, nel corso della mia carriera ho insegnato Clarinetto e Musica nelle scuole statali.

Ho diretto per 32 anni la Banda Musicale del mio Paese e dirigo il Gruppo Corale Sassocorvaro-Montefeltro, ininterrottamente dal 1993. Sono autore, insieme a Maria Chiara Mazzi, di due volumi di Educazione Musicale per la Scuola Secondaria di primo grado editi da Edizioni Alice di Bologna: Fantasia, corso di musica e Sotto il segno dei suoni. Ho tenuto numerosi concerti, sia in Italia che all’estero e faccio parte del Duo Neiro (clarinetto e pianoforte) e degli Zampognari del Montefeltro (zampogna e ciaramella).   

Come ha intrecciato, nel suo racconto, invenzione narrativa con la realtà storica e dei documenti da cui sono tratti gli avvenimenti?

Mio padre Lino, tornato dalla guerra nel 1945, ha lasciato alla nostra famiglia dei documenti cartacei: alcune cartoline scritte dal campo di lavoro in Germania, il foglio di congedo in cui nel retro si attesta la data della partenza per il servizio militare, un testo poetico su una canzone dell’epoca, un elenco di luoghi e date che prendono in considerazione gli spostamenti e le mansioni svolte nei tre anni di guerra vissuti.

Purtroppo non ho conosciuto mio padre, morto a trentanove anni quando io avevo soltanto un anno, ma grazie a queste informazioni e con l’aiuto di mia zia Maria, che mi ha fornito alcuni dettagli molto importanti sulla famiglia e sul carattere di mio padre, ho ricostruito l’intera vicenda. I personaggi e le situazioni contingenti sono il frutto della mia fantasia pur facendo riferimento agli interessi di mio padre, in particolare all’amore che nutriva per la musica e alla mia esperienza personale che, a volte, ha preso il sopravvento durante la narrazione.

Cosa vorrebbe che comunicasse il suo libro a chi ne scorre le pagine e la storia?

Sarei molto contento se dopo aver letto questo libro il lettore si soffermasse a pensare che la guerra porta solamente sofferenza e desolazione, che la violenza genera solo altra violenza. In genere poi chi parte in prima linea sono i giovani spesso mandati allo sbaraglio da menti pericolose e questo rende la cosa ancor più grave e dolorosa.

Avrei anche molto piacere se la vicenda descritta riuscisse a trasmettere le emozioni provate dal protagonista e in particolare la nostalgia per la famiglia, la lontananza dalla patria, la speranza mai persa di fare ritorno a casa, il significato di accoglienza, il ricordo degli amici, le preoccupazioni per la salute dei propri cari, l’amore per la musica…  

Infine mi piacerebbe che i lettori, soprattutto i giovani, pensando che anche il protagonista lo era, indugiassero e riflettessero un poco sui valori in cui credevano i ragazzi di allora.

Un messaggio per i lettori di Metauro Edizioni

Il mio Romanzo è il primo della collana “Narratori della Marca” che vuole dare spazio a racconti che abbiano un valore letterario. “La Metauro Edizioni ha come intento quello di creare, nel tempo, un affresco narrativo di ciò che siamo stati e che siamo, grazie alle tradizioni, agli eventi e alle persone della nostra gente”.

Quindi, leggete questo libro, sperando che sia il primo di una lunga serie!